Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze. (L.Tolstoj, Lettere)

Guardare oltre: l'essenziale è visibile agli occhi

Leggendo questo post qualcuno potrebbe notare un tocco di narcisismo. E in parte ha ragione: è un mio difetto. Dico in parte perchè spesso è solo un entusiasmo per la vita e le persone tale da poter essere percepito come autoincensazione. 

Molte volte mi fa soffrire vedere nei giovani delle pose evidentemente non loro: modi di dire, di fare, di essere che gli si incollano addosso come maschere mal aderenti alla loro identità. Ma ci sta! E' normale e giusto così: la loro è l’età in cui si prendono pezzi di altri per provare come stanno, per insicurezza e poi, a poco a poco, si trova la propria strada. 

Ma mi fa ancora più soffrire e mi preoccupa (soprattutto) quando vedo adulti agire così. Adulti che si atteggiano e che devono mostrare i loro muscoli per cercare il consenso e allo stesso tempo nascondersi mettendo in risalto l'autoritarismo, facendo proprie iniziative di altri, spacciandosi per originali ideatori.

Dolore atroce provo quando sono gli stessi a dire che il sottoscritto non combina nulla e che è insicuro e immaturo: non sarà che l'invidia è forte? Passo interi pomeriggi a progettare, costruire e alimentare personalmente giovani virgulti che stanno crescendo solidi dando seguito a tanto lavoro per il quale investo. 
Non sarà che in queste persone si perde un po' la percezione della realtà non rendendosi conto di ciò che accade intorno a sé, e di cosa fanno gli altri, forse proprio perché si ha una sconsiderata idealizzazione di sé? Tante volte succede che si proietta su altri un proprio vissuto o che si teme di perdere un buon parere di se stessi da arrivare a ciò e costruirsi un personaggio.

La sindrome, che poi diventa consapevolezza autoconvincente:  "nessuno fa nulla", e ciò che gli altri fanno o progettano, in modi singolari diventano meriti propri.


Basterebbe vivere guardando, ascoltando e...leggendo anche solo ciò che scrivo. (esempi: 1, 2, 3, 4, ecc ecc...)

Riflettendo a lungo penso che è indomabile il nostro desiderio di giudicare prima di aver capito. Un
istinto tanto radicale quanto stupido. Maggiormente se c'è il pregiudizio a condizionare.

Una cosa è la costruzione di un personaggio, un'altra cosa è la vita quotidiana con le sue difficoltà e asperità. La scuola, il lavoro, la strada, le confidenze, il guadagno e le amicizie vere sono il più quotidiano della vita. C'è poco da essere personaggi. Io faccio un altro gioco che è quello della vita dura che è fatto nel provare a fare qualcosa di sensato insieme agli altri e per gli altri.

Da educatore cerco sempre di proteggere i ragazzi dal successo di un riconosciemento pubblilco, mi piace trasmettere loro che il successo è essere se stessi e sentirsi a casa ovunque si sia e non che si aspettino che il riconoscimento sia quello moltitudinario della folla. Altrimenti ci si inganna.

L'obiettivo della mia vita è quello di raggiungere la verità, ed evidentemente la mia vita intercetta anche i giovani che vedo danno seguito a tanti stimoli...e crescono, maturano, si confrontano! Si apre uno spiraglio: loro trovano, in quello che dico e che faccio, speranza. Questo non significa fingere. Però la sfida è trovare quel barlume di speranza nelle situazioni di tutti i giorni e quindi quello che mi aspetto è che la gente trovi un po' di tenerezza e si senta a casa e di liberare quelle risorse che magari per pessimismo, tristezza e mancanza di ascolto rimangono spesso imbrigliate.
Questo evidentemente ad alcuni dà fastidio e...quindi ti strappano legami e/o verità per appiccicarsele addosso.

Quanto è vero che i nostri ragazzi, quando li prendiamo sul serio, diventano coraggiosi e audaci. Lo sperimento continuamente!
La nostra società tende a non prenderli troppo sul serio, o almeno solo parzialmente. Li prende sul serio come contenitori di desideri da suscitare (e comprare) e quindi non li prende sul serio, ma in giro. 
Ma quando sono gli educatori a prenderli sul serio li vedi trasformarsi. Questo è quello che mi succede: quando li ascolti e prendi sul serio quello che dicono e pensano e scrivono li vedi trasformarsi sotto i tuoi occhi: più coraggiosi più audaci degli uomini, che, consapevoli delle sconfitte della vita, fanno più fatica ad intraprendere nuove avventure.
Quante volte vedo invece inibire quel coraggio (dei ragazzi e di anche di altri educatori), quella audacia, sul nascere con un: “Ma che stupidaggine!” “Ma lascia perdere!” “Ma che ne sai tu!” “Sei solo un ragazzino!”. 

A volte noi grandi abbiamo paura di prenderli sul serio, perché sappiamo che questo li spingerà ad avventure in cui il dolore potrà essere compagno di viaggio. Ma tutte le volte che rinunciamo a dar loro delle responsabilità, anche noi finiamo col prenderli in giro. A prenderli sul serio si rischia, è vero, ma a prenderli in giro si rischia di più: invece che coraggiosi diventano insicuri, invece che audaci diventano pusillanimi, perché non si sono mai misurati con sé stessi e con il mondo. 

Un maestro è colui che, nella cornice di un relazione autentica, risveglia in un altro essere umano forze e sogni potenziali e magari ancora un po' latenti. Egli è chiamato a fare della propria unicità e della sua cultura un dono al discepolo, che altrimenti non avrà desiderio di coltivare sé stesso, scoprendo chi è e che storia magnifica e unica è venuto a raccontare. 
Il maestro in sostanza è un pro-vocatore: uno che chiama l’altro ad assumere la propria vita come compito, come vocazione. (A.D)
"Diventa te stesso", dice in ogni suo gesto e parola. Questo hanno fatto Socrate, Confucio, Cristo, Buddha, questo fanno tanti sconosciuti maestri ogni giorno.

Gli educatori sono chiamati ad una sintesi dei due ruoli genitoriali, paterno e materno.
Proteggere e sfidare, contenere e lanciare, con sapiente gradualità e buon senso, ragazzo per ragazzo. 

Questo cerco di fare, e sono contento delle tante, profonde e solide amicizie che ho...I giudizi stanno a zero.

Detto questo: insicurezza, immaturità! Lascio dire, la verità è un'altra e guardo oltre: l'essenziale è visibile agli occhi.


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