Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze. (L.Tolstoj, Lettere)

Scrivere per raccontare: progettare un romanzo

Hai una buona idea per un romanzo?
Aspetta. Questo è il consiglio che ti do: la stesura di un romanzo, è sempre preceduta da una fase preparatoria che consiste nell'avere la pazienza di acclimatarsi all'idea che si è avuta.
Significa dare il tempo all'idea stessa di adeguarsi al suo contesto e, se necessario, modificarsi in relazione ad esso.

Progettare un mondo pensante 
Circa mezzo secolo fa un matematico inglese di nome Alan Turing se ne uscì più o meno così: "Mi ritiro a progettare un cervello". L'isolamento lo portò all'ideazione del prototipo dell'attuale computer. Ogni qualvolta uno scrittore si appresta a scrivere un romanzo tenta un'impresa non molto diversa: si apparta per progettare un cervello. Perché un romanzo che si rispetti, qualunque sia l'argomento di cui tratta, è una sorta di mondo pensante.
Per quanti sforzi possa fare uno scrittore, il mondo descritto nei libri non è che una pallida imitazione di quello reale, proprio come il computer non è che una patetica replica di un cervello umano.
Quando leggiamo un romanzo però, spesso, proviamo una sensazione opposta. Ci sembra di percepire colori e odori e di provare vere emozioni. Ci sembra di stare davvero lì insieme ai personaggi del libro! Eppure davanti a noi abbiamo solo un mucchietto di carta bianca, sporca di un po' di inchiostro.


Scrivere solo ciò che si sa
Secondo Hemingway si dovrebbe scrivere soltanto di ciò che si sa. Baudelaire sosteneva che nulla di
quello che è scritto ha valore se non è scritto con il sangue.
In un certo senso avevano ragione entrambi, ma se i romanzieri avessero rispettato alla lettera questi dettami, nelle nostre biblioteche troverebbero posto solo volumi di carattere autobiografico.
I romanzieri si concedono l'arbitrio di immedesimarsi in esistenze che non gli appartengono per raccontare ciò che hanno vissuto solo in parte o magari che non hanno vissuto affatto.

Ambientarsi in un contesto
Alcuni ritengono che il lavoro preparatorio di un romanzo consista nello stilare una dettagliata scaletta della trama. Ciò è vero solo in parte.
Spesso, giunto ai due terzi della stesura, lo scrittore si rende conto che qualcosa non funziona. Un romanzo finisce quasi sempre per diventare una creatura autonoma, capace di pensare di testa sua. E' bene quindi non cercare di far quadrare tutto a priori.
Quel che davvero conta è fare proprio il contesto in cui si dipanerà la trama. Nella fase preparatoria di un romanzo, ci si deve muovere come un attore che si appresti a calarsi nella parte assegnatagli.

Segni esteriori di sentimenti interiori
Se un romanziere decide di raccontare le disavventure di un gruppo di uomini su un'astronave alla deriva negli spazi siderali, dovrà fare di tutto per immedesimarsi nel senso di irrimediabile solitudineche di sicuro attanaglia i personaggi.
Descrivere la loro angoscia in termini astratti non è sufficiente. Bisogna far vedere l'angoscia in quella particolare situazione. In genere, tendiamo a pensare ai sentimenti come a un fatto essenzialmente interiore. Ma per quanto alberghino nel nostro animo, i sentimenti sono un derivato delle sensazioni. Di ciò che vediamo, sentiamo e odoriamo.
Quando la nostra amata è molto lontano, la nostalgia assume forme molto concrete. Ne rimpiangiamo il calore del corpo, l'odore dei capelli che abbiamo sentito accostando il naso alla sua testa, un modo speciale di sorridere. Troviamo tracce di lei ovunque: in un oggetto a lei caro, nella poltrona su cui era solita sedersi, nel sapore del suo cibo preferito.

I segni di quel che proviamo dentro di noi sono quasi tutti fuori, nel mondo esterno, alla portata di tutti.
Solo che gli altri non possono riconoscerli, perché non sanno che cosa significhi per noi una determinata canzone ascoltata ad una certa ora della sera.

Uno scrittore deve fornire al lettore la chiave affinché possa individuare questi segni e impossessarsene. Il vero lavoro preparatorio è dunque quello di studiare a menadito il mondo in cui si muoveranno i personaggi.

Fare propri oggetti, odori e suoni nei quali si cristallizzeranno le emozioni. E' un lavoro che può portare via parecchio tempo, perché la vita delle persone è circondata da un'enorme quantità di oggetti, e ognuno di essi ha qualcosa che lo rende unico, che è parte integrante della storia emotiva di un essere umano.

Idee disposte a cambiare
C'è poi la questione dell'idea. E' opinione diffusa che per cominciare un buon romanzo bisogna avere una buona idea. Quasi mai è così. Ci si può preparare in molti modi alla stesura di un romanzo. Il vero trucco però è non avere fretta di cominciare.

Hai una buona idea? Aspetta. Lasciala covare dentro di te, pensaci sopra, coccolala, vivi con lei come fosse una persona, impara a conoscerla per i suoi lati positivi e i suoi difetti. Se dopo  un anno è ancora lì e non si è stancata di te né tu di lei, allora è forse il caso di darsi una mossa.

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Post che scrivo in seguito alla preparazione di alcuni incontri che sto tenendo in queste settimane sulla scrittura creativa con i seguenti titoli:
  • Scrittura efficace
  • Come nasce un racconto
  • Dall'idea all'intreccio
  • Il punto di vista e la creazione di personaggi credibili
  • Progettare un romanzo

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