Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze. (L.Tolstoj, Lettere)

Molto uso di WhatsApp rende fragili e insicuri

L’adolescenza è una stagione di cambiamenti che può essere vissuta come una occasione di crescita o rivelarsi luogo mentale di occasioni perdute. Insicurezza e fragilità degli adolescenti emergono dall’Indagine nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP) “Abitudini e stili di vita degli adolescenti 2014” condotta mediante interviste mirate e la realizzazione di focus group a corollario dell’analisi quantitativa, su un campione nazionale rappresentativo di 2107 studenti (1073 maschi – 1034 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore.

L’Indagine evidenzia da sei anni un incremento esponenziale dell’uso di internet tra gli adolescenti (nel 2008 solo il 42% del campione utilizzava internet tutti i giorni contro l’attuale 81%). Due novità significative si registrano quest’anno. In primo luogo si è conclusa la migrazione dal computer allo smartphone: la percentuale di adolescenti che si collega a internet dal telefonino è passata dal 65% del 2012 al 93% nel 2014. La quasi totalità degli adolescenti ha internet sempre a portata di mano, in qualunque momento della giornata. E se all’87,6% piace internet perché si può stare in contatto con gli amici, per il 60,2% è assolutamente irrinunciabile. Spesso internet è il primo pensiero della giornata come suggerisce il consistente incremento di adolescenti che iniziano le loro navigazioni in rete tramite la connessione sul telefonino già la mattina appena svegli.

La seconda rilevante novità riguarda il boom dei nuovi social network attraverso i quali gli adolescenti, ma anche moltissimi preadolescenti alla soglia delle scuole medie, conducono le loro sperimentazioni sociali. Se in passato Facebook rappresentava la meta di molti adolescenti (il 75% del campione ha un profilo su Facebook), nel frattempo l’81% degli adolescenti ha scoperto WhatsApp (che non è solo uno strumento di messaggistica, ma può essere utilizzato come un potente “social” e imperversa tra i tredicenni); il 42% del campione utilizza Instagram, vetrina di foto ad alto tasso di esibizionismo; il 30% dei maschi e il 37% delle femmine (percentuali in forte ascesa) si trova su ASK, dove la possibilità di comunicare in modo anonimo rende possibile fenomeni di cyber bullismo; solo il 23% usa Twitter, social poco diffuso tra i giovanissimi.

"I social network non vanno demonizzati, perché hanno anche aspetti di grande utilità e socializzazione, osserva il Presidente della SIP Giovanni Corsello. Il problema come sempre è l’abuso. La migrazione degli adolescenti dal computer al telefonino rende difficilissimo per i genitori rendersi conto del tempo effettivamente speso dai loro figli sui social. È inoltre difficile dettare regole di comportamento dal momento che la stragrande maggioranza degli adulti non ha idea di come si sviluppa la socialità sui nuovi social network, di come si strutturano le relazioni, non conosce il linguaggio utilizzato. In questo contesto parlare di controllo non ha più molto senso. Le nostre risorse per prevenire comportamenti a rischio sono il dialogo, l’ascolto, l’etica comportamentale che noi adulti di riferimento abbiamo insegnato ai figli. I quali prima di essere adolescenti sono stati bambini".

I più assidui utilizzatori dei social risultano anche più fragili e insicuri.
L’indagine ha analizzato i rischi dell’abuso, mettendo a confronto le abitudini di coloro che frequentano più di tre social con quelle di coloro che non li frequentano o al massimo ne frequentano uno (di solito Facebook o WhatsApp). E i risultati indicano che i primi sono più inclini ad avere comportamenti a rischio, non solo sul solo web, ma anche nella vita reale. Verosimilmente chi frequenta più di tre social vorrebbe apparire più grande, e tende a fumare e a bere di più. 

Chi usa molto i social, vive una dipendenza da cui poi è difficile scrollarsi. Se nello studio i ragazzi non sono in grado di staccare internet, una prima dipendenza è giunta, e il rendimento dello studio sarà minore...E...la paura di rimanere soli aumenta.

"Ben venga un cauto utilizzo dei social. Ma non dobbiamo dimenticare che i ragazzi, a 13 anni, sono solo all’inizio della loro vita e benché grandi esperti di tecnologia sono ancora degli sprovveduti quanto a esperienza reale – commenta il neuropsichiatra Fulvio Scaparro –. Il punto è che hanno a disposizione strumenti potentissimi, attraverso i quali entrano in contatto con il mondo, ma con la modesta attrezzatura di vita di un tredicenne. Dietro la vetrina dei social possono far credere di essere ciò che non sono, possono compensare le fragilità con l’aggressività, atteggiarsi, distinguersi: il rapporto con se stessi può essere falsato perché sono proiettati non sulla vita reale ma su un palcoscenico virtuale costituito da migliaia di sconosciuti. Ma soprattutto quello che manca è il confronto con il fallimento. La vita si impara vivendo, esponendosi al fallimento, ecco perché dobbiamo spingere i nostri ragazzi a uscire, a fare sport, a confrontarsi con gli altri".

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