Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze. (L.Tolstoj, Lettere)

Padre e madre mai più: il mondo è alla rovescia.

No agli uteri in affitto, l'unica famiglia è quella composta da un uomo e da una donna aperti alla vita in modo naturale. Le parole a favore dei valori tradizionali non arrivano, stavolta, da settori storicamente impegnati nella difesa della vita, bensì da due stilisti dichiaratamente omosessuali, uniti da anni in una coppia di fatto.
Si tratta di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che in un'intervista a Panorama in edicola rivendicano con orgoglio "il loro attaccamento alle tradizioni, agli affetti più veri, alle mamme, alle donne con le loro gravidanze".

Tradizioni che non contemplano l'ingresso della chimica nel processo di sviluppo di una vita umana. I due volti noti del mondo della moda dichiarano infatti la loro contrarietà ai cosiddetti "uteri in affitto". Perché, come rivendica Stefano Gabbana, "la famiglia non è una moda passeggera, ma un senso di appartenenza."

Infine, entrambi ormai nei loro "cinquanta", lanciano un messaggio ai più giovani, come i loro nipoti. "Non si vive di cool, fashion e app, questa generazione ha paura di investire sugli affetti".

Queste frasi sono quelle incriminate e che hanno creato un boom mediatico. Le dichiarazioni dello stilista Domenico Dolce, reo di aver difeso la realtà e criticato la pratica dell’utero in affitto, utilizzata da molte coppie gay per avere figli, sono diventato un caso internazionale. Lo trovo assurdo. Il mondo è alla rovescia. Inoltre, amplificate dalle dichiarazioni di Elton John e di altri artisti del jet set internazionale che hanno lanciato la campagna#BoycottDolce&Gabbana finendo per dare del “fascista” allo stilista siciliano.

Non ho mai stimato questi due stilisti, anzi, mi risultano molto distanti! Ma ciò che sta accadendo in questi giorni è alquanto paradossale: due gay dicono che il loro essere gay non deve essere una imposizione e soprattutto non è un diritto per i gay avere dei figli, dato che la natura va in un certo modo. Non è diritto, ma capriccio. Nulla di più lineare e più vero. Ma nulla, ancora una volta qualcuno li ha definiti pazzi. Ora non so se solo per quello che hanno detto, o anche perché lo abbiano detto due omosessuali. In entrambi i casi mi sembra un'assurdità doverli "massacrare mediaticamente". Dove è finita la libertà di espressione? Siamo veramente in una dittatura ideologica in cui poi c'è una grande confusione nei termini: famiglia, diritti, doveri!


Domenico Dolce non è l’unico omosessuale a pensarla in questo modo anche se, essendo famoso, le sue dichiarazioni fanno più rumore di quelle di altri. Da un paio d’anni in Francia, tra le fila del movimento della Manif pour tous, che ha portato in piazza milioni di persone per protestare contro la legge voluta dal governo socialista di Françoise Hollande che prevede il matrimonio e le adozioni per le coppie dello stesso sesso, ci sono molti omosessuali, alcuni dei quali si sono riuniti in gruppi organizzati: dal collettivo “HomoVox” a “Plus gay sans mariage” (“Più gay senza matrimonio”), fondato dall’ateo Xavier Bongibault. Si tratta di omosessuali che rivendicano la propria diversità sessuale e non vogliono per sé matrimonio, adozione e procreazione medicalmente assistita. In pratica, le stesse parole d’ordine della battaglia della Manif.

Strano, no? A dar retta ai soliti maître à penser progressisti chi protesta contro le nozze gay è automaticamente reazionario, oscurantista e omofobo. In questo caso, sarebbero anche omofobi gli omosessuali che scendono in piazza contro le nozze e i figli alle coppie gay.

Ecco le altre affermazioni che avrebbe detto Dolce: "Non abbiamo inventato mica noi la famiglia. (...) Tu nasci e hai un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Ma lei accetterebbe di essere figlia della chimica? Procreare deve essere un atto d'amore". E più avanti, rispondendo alla domanda "Avreste voluto essere padri?", lo stesso Domenico Dolce ha risposto:"Sono gay, non posso avere un figlio. (...) La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia."

Tanto è bastato per scatenare contro i due stilisti e il loro brand gli attacchi della lobby gay. Alle purtroppo consuete accuse di discriminazione e omofobia (accusa, almeno quest'ultima, molto singolare per due omosessuali), portate avanti anche da Elton John, ha fatto seguito una vera e propria campagna di boicottaggio.

Vogliamo evitare un altro caso Barilla. Un anno e mezzo fa Guido Barilla, dopo aver dichiarato il proprio sostegno alla famiglia naturale ed aver subito un feroce attacco e una campagna di boicottaggio internazionale orchestrata dalle lobby gay, ha deciso di "chiedere scusa" e ha promesso una comunicazione aziendale gay-friendly.

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