Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze. (L.Tolstoj, Lettere)

Tablet e bambini: istruzioni per l'uso (II pubblicazione)

di Alessandro Cristofari, 16 maggio 2014
Mentre dagli Stati Uniti arrivano notizie allarmanti sulla nostra quasi totale dipendenza dagli smartphone e dalle app, l'ultima ricerca su un campione di 1.000 internauti che aprono app di benessere, fitness e salute dal proprio cellulare evidenzia che un intervistato su quattro consulta questi programmi più volte al giorno e non può più farne a meno, dal Cohen Children's Medical Center di New York piomba una notizia in totale controtendenza: nell'apprendimento dei più piccoli, bocciate le app educative. Molto meglio il dialogo e i giocattoli tradizionali.
 
Uno smacco "digitale" per tutti quei genitori iper-tecnologici che si vantano dell'abilità dei propri figli con smartphone e tablet prima ancora che sappiano parlare. Secondo il team di scienziati di New York c'è invece da preoccuparsi, perché i dispositivi con touchscreen non solo non fanno imparare più in fretta, ma rischiano di fare danni. "Per imparare a parlare, manipolare oggetti e relazionarsi con gli altri", spiegano gli esperti del Cohen Children's Medical Center, "non c'è niente di meglio delle parole di mamma e papà e dei giocattoli tradizionali". Il loro studio pediatrico si basa su 63 coppie, i cui figli hanno avuto il primo contatto con un dispositivo a schermo tattile in media a 11 mesi di età, per 17,5 minuti al giorno, ma con punte di 4 ore.  
Anche se il 60% dei genitori è convinto che l'uso dei dispositivi produca un "beneficio nell'educazione dei piccoli", test cognitivi hanno dimostrato che non c'è nessuna differenza tra i bambini cosiddetti iper-tecnologicì e quelli non. Anzi, nei piccoli che giocano solo con app non educative si è notato un ritardo nello sviluppo del linguaggio. La tecnologia, insomma, non può (e non deve) rimpiazzare il contatto diretto con i figli, che è la miglior fonte di apprendimento. La preoccupazione degli esperti per la sempre maggiore esposizione dei bambini ai dispositivi elettronici è crescente: le linee guida dell'associazione dei pediatri statunitensi consigliano alle famiglie di non far usare i dispositivi fino ai due anni, e poi di concederli al massimo per un'ora al giorno.
E la Gran Bretagna lancia un altro allarme dal congresso dell'associazione insegnanti: i bimbi alla materna sanno far scorrere uno schermo ma non hanno le abilità cognitive per usare le costruzioni, oltre ad avere difficoltà nelle relazioni con i compagni e gli insegnanti. Per non parlare del fatto che nel Regno Unito, una indagine condotta su un milione e mezzo di studenti, ha dimostrato che tantissimi ragazzi non sanno più scrivere a mano e hanno difficoltà a usare il corsivo (visto che al pc la scrittura è tutta a stampatello).
Pubblicato su documentazione.info

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