Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze. (L.Tolstoj, Lettere)

Cercare la bellezza incastrata tra le ombre della vita di tutti i giorni è ciò che riempie la mia vita

Nel caso in cui si continuino a prendere in prestito le identità, appiccicandosele addosso, presto o tardi, si verificherà un conflitto di questi personaggi. Un conflitto salutare da cui potrà uscire vincitore il vero volto della persona, divenuta capace di gettare via le maschere. Come fare? Esiste un antidoto alla superficialità? La profondità del sentire. Ma questa non è ancora una risposta. Come fare a raggiungere la profondità del sentire? Come fare a risvegliare quegli strati della nostra sensibilità non ancora attivati?


Incontrando la realtà. Diventandone responsabili. Responsabili in senso stretto: rispondere alle cose e alle persone che incontriamo. Rispondere in prima persona. Rispondere in prima persona è dedicare tempo ed energie: una strada faticosa, ma ripagata dal panorama. Un cuore caldo può restituire lo stupore del quotidiano: si accede alla testa solo attraverso il rapimento della bellezza.

Coloro che ci stanno accanto devono sentire su di sè uno sguardo amico, comprensivo, paterno: un luogo in cui poter riposare. Un luogo in cui la persona puo' riposare e far riposare gli altri. Un luogo dove si gioca la verità della parola "io", senza finzioni. L'unico luogo in cui si puo' stare con Dio, perchè quel luogo è suo.

L'alternativa è una sorta di anestesia, un indurimento del cuore che è la peggiore malattia spirituale: non si vede piu' nulla dentro e fuori di sè. E i cuori incapaci di sentire le vite altrui sono i piu' facilemente disposti ad eliminarle, perchè non le vedono neanche. Le opere quando non sono animate da vera compassione, da vera carità, portano al paragone, all'orgoglio e alla competizione...(U. Borghello, Saper di Amore).

Alcune volte alcune relazioni sembrano avere come punto di partenza: la paura dove l'altro è un potenziale nemico, incapace di gesti disinteressati, di gratuita condivisione, in un'ottica di bene comune.

Fare l'educatore è un po' come fare un piatto prelibato.

Lo pensavo ieri, quando sono andato a trovare i miei genitori (e fratelli e sorelle) a cena con degli amici.

Mia mamma fa alcuni piatti perfetti.

Anche se mi dà la ricetta precisa, non ho mai imparato a rifarli bene.

Tutte le volte che ho voluto imparare a rifarli, la osservo mentre ne preparauno e ripeto i gesti, ma non mi viene bene. Cosa manca? Sale, basilico, olio...?

Allora guardo mia madre mentre lo prepara, ma questa volta la guardo negli occhi. Lì trovo il segreto del piatto di mamma: l'amore con cui lo fa e l'amore per chi lo fa.

Cucinare è per lei un atto di amore.

Puoi avere la ricetta perfetta, ma non basta. Puoi acquisire i gesti perfetti, ma non bastano.

Senza amore, i tuoi insegnamenti non verranno mai bene.

Amore per ciò che fai e per chi lo fai.

Con questo, ancora una volta comprendo meglio come la famiglia sia il luogo in cui si è amati per quello che si è e non per quello che si fa. E il difendere e l'amare quello che si è sino alla fine è ciò che non solo fa grande una famiglia e la rende unita, ma è una fonte di amore capace di fare toccare il cielo ai componenti.

Sono sensibile al tema delle relazioni, quelle vere: quando sto con gli altri, quello che faccio è ascolta in silenzio, come chi trattiene il respiro, meravigliato...Quanto imparo dai giovani (quelli più giovani di me), alle volte imparo più da loro che dai grandi!

Mi è solito dire che l'adolescenza è proprio l'età in cui il bambino uscendo dal suo egocentrismo magico


comincia a percepire il mondo e a rispondergli. Il punto quindi è se nel mondo l'adolescente trova persone che lo aiutino a dare risposte, prima ancora che a farsene carico.

Come si fa questo? Io ho trovato solo una ricetta: la fiducia.

Tutte le volte che ripongo la mia fiducia nella capacità che ogni persona ha di fare ciò che è buono e bello, quella persona si mostra realmente capace di ciò che è buono e bello. La fiducia ha quasi un potere creativo: trasforma la persona in cui è riposta in una persona degna di fiducia e questo la rende responsabile. In poche parole la fiducia è dare del tu alle persone, ma intendo un "tu" reale. Solo se do del tu ad una persona risveglio in lei la capacità di rispondere. In un clima di sfiducia l'altro non è un tu, ma un quello, un anonimo della massa. Non ci si aspetta che risponda, perché non si crede neanche che esista e sia capace di qualcosa di buono e bello...

Non la paura, non l'imposizione, non la minaccia rendono responsabili. Solo la fiducia.

Dunque, l'amore accolto è una rivoluzione.

L'amore non accolto, per paura dell'ignoto e del dolore, è un'involuzione.

Guardando al nuovo anno che comincia, intravedo tante paure, incertezze...date da ferite non rimarginate, ma...bisogna pazientare (mi suggeriva oggi un caro amico).

La vita eterna prende forza dentro il tempo, comincia dal presente, è un futuro che si fa presente, è una qualità dell'esistenza. Dante lo mostra con le stelle.

La fine di ogni cantica dantesca parla di stelle, a dimostrazione del fatto che il suo viaggio non riguarda l'aldilà e basta, ma l'aldilà nell'aldiqua, uno dentro l'altro.

Il suo viaggio è un viaggio nel cuore di ogni uomo che ha i suoi inferni, purgatori e paradisi.

Alla fine di tutto, dopo questa visione Dante torna al presente.

In realtà ci è sempre rimasto. Non ci ha raccontato una favoletta medievale, di demoni e angeli, ma la storia di un cuore che realizza tutti i suoi desideri (Beatrice è causa di tutto), e raggiunge le stelle.

Dall'inferno al paradiso non si è mosso di un millimetro, ha solo attraversato le regioni del suo cuore e lo ha scoperto immerso nell'eterno, voluto dall'eterno.
E questo è paradiso.

Ne Il giovane Holden, quando il confuso Holden alla ricerca della vera maturità si sente rispondere dal suo professore che: "Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa".

Amare è ricreare la persona amata così come è, se non esistesse, con pregi e difetti; o comunque se togli un difetto devi togliere anche un pregio.

Le relazioni si costruiscono, non si improvvisano e ci si innamora delle qualità di una persona, si ama invece la persona intera.

E se la parola “giorno” fosse l’unità di misura per la bellezza?

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3 commenti:

  1. Molto bello! Leggevo un libro una settimana fa che parlava esattamente di come uno dei personaggi cucinava con l'amore negli occhi, facendo una riflessione simile.

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    1. Mi fa piacere ti sia piaciuto l'articolo, caro anonimo!
      Il libro mi incuriosisce: di quale libro si tratta?

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    2. Forte. mi é piaciuto molto, soprattutto quando hai parlato dell'affetto con tua mamma preparava le ricette. Ed è molto vero ce sempre una sorta di ingrediente in piú: l' Affetto

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