Quando a scuola la forma divora la sostanza

A scuola impariamo presto una lezione non scritta: la forma è tutto.

Prima ancora della grammatica, prima dei numeri, prima perfino dei nomi degli studenti. La forma viene prima della sostanza, come una cornice così pesante da far dimenticare il quadro.

La scuola nasce per custodire persone, ma spesso finisce per archiviare pratiche.

Ogni gesto deve lasciare una traccia, ogni traccia un modulo, ogni modulo una firma. E ogni firma, nel caso qualcosa vada storto, diventa un modo elegante per dire: non è colpa mia.

La burocrazia non è cattiva: è solo cieca.

Non vede volti, non ascolta storie, non ricorda che l’errore è umano.

Vede caselle da spuntare, registri da allineare, scadenze da rispettare come dogmi. E così accade che una svista, una distrazione, un inciampo — normali come il respiro — diventino colpe da isolare, responsabilità da scaricare, macchie da verbalizzare.

Nella scuola della carta, l’errore non è occasione di crescita, ma prova da esibire.

Non si chiede: che cosa è successo? Si chiede: di chi è la colpa?

E mentre ci affanniamo a dimostrare di aver fatto tutto “come da procedura”, perdiamo di vista ciò che la procedura non potrà mai contenere: la relazione.

Uno studente non è una riga di registro.
Un insegnante non è una funzione.
Una classe non è un insieme di dati coerenti. 

Eppure costruiamo sistemi perfetti per controllare, e sempre più fragili per educare.

La scuola dovrebbe essere il luogo dove l’errore non umilia ma insegna, dove la responsabilità non si scarica ma si condivide, dove la forma serve la sostanza e non la soffoca.

Dovrebbe essere il luogo in cui, davanti a un problema, ci si siede insieme e si dice: aggiustiamo. Non: annotiamo.

Educare significa avere a che fare con l’imprevisto.
Con la complessità.
Con la carne viva delle storie umane.

Ma la burocrazia ama ciò che non cambia, ciò che è replicabile, ciò che può essere incasellato. E così, lentamente, la scuola rischia di diventare un luogo dove si insegna a sopravvivere alle procedure invece che a vivere.
Forse dovremmo tornare a una domanda semplice, quasi ingenua: questa regola aiuta una persona a crescere?

Se la risposta è no, allora quella regola ha già fallito, anche se è perfettamente compilata.
La scuola non ha bisogno di essere più rigida.

Ha bisogno di essere più umana.
Perché la forma, senza la sostanza, è solo un involucro vuoto.
E un involucro, per quanto ordinato, non educa nessuno.

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