Accoglienza non è conferma

Gesù accoglie tutti, ma non conferma tutti ed è un concetto che oggi suona stonato, quasi ruvido. Eppure dentro ha il profumo forte del Vangelo.

Viviamo in un tempo in cui l’amore è spesso confuso con l’approvazione. Se ti amo, devo dirti che va tutto bene. Se ti accolgo, non posso chiederti di cambiare. Se ti rispetto, non posso metterti davanti una verità che brucia.
Ma l’amore vero non è un anestetico. 

Gesù non ha mai respinto nessuno. Ha mangiato con i peccatori, ha parlato con le donne considerate impure, ha persino toccato i lebbrosi, ha alzato gli occhi su Zaccheo quando nessuno lo vedeva più. L’accoglienza, in Lui, è totale, non fa nessuna selezione, ma dopo l’abbraccio, arriva sempre una parola che apre una ferita luminosa: «Va’ e non peccare più». «Seguimi». «Vendi quello che hai».

C’è una differenza enorme tra essere accolti e essere confermati. Essere accolti significa: “Tu sei più grande dei tuoi errori”. Essere confermati significa: “I tuoi errori non sono un problema”.
Il Vangelo sceglie la prima strada. Sempre. Una Chiesa che include tutto senza chiedere nulla può diventare un salotto: si entra, ci si siede, si sta bene, si resta come si è. Ma il cristianesimo non è un centro benessere spirituale, è più simile ad una sala parto in cui si entra per rinascere perchè se non c’è chiamata alla conversione, l’accoglienza diventa superficiale. È come dire a uno che sta affogando: “Ti capisco e anche bene”, ma non lanciargli la corda.

La parola “conversione” oggi fa paura. Sembra giudizio, rigidità, esclusione. In realtà significa “cambio di direzione”. È l’atto più libero che esista. È dire: non voglio restare prigioniero delle mie ferite, delle mie abitudini, delle mie scelte sbagliate. Voglio diventare ciò per cui sono stato pensato.

L’amore che non chiede nulla non salva nessuno perché salvare significa tirare fuori. E per uscire bisogna lasciare qualcosa. La Chiesa non è chiamata a piacere. È chiamata a salvare. Questo verbo è  scomodo. Costa. Espone. Fa perdere consenso. Anche a Gesù è costato tutto.

Quando il giovane ricco se ne va triste, Gesù non abbassa l’asticella per trattenerlo. Lo lascia libero. Perché l’amore non manipola. Ma neppure svende la verità.

Oggi abbiamo paura di non essere inclusivi. Ma l’inclusione senza verità diventa indifferenza. È come dire: “Resta pure dove sei”. Il cristianesimo invece dice: “Vieni. C’è di più”.

Accoglienza non significa conferma. Amare una persona non significa dire che ogni sua scelta è giusta.
Significa credere che è fatta per qualcosa di più grande delle sue scelte. Gesù accoglie tutti, ma non lascia nessuno come lo trova.
E forse, nel 2026 come in ogni tempo, questo spaventa. Perché implica una presa di posizione. Implica che la fede sia un incontro che cambia la vita.

Per continuare sulla scia delle figure retoriche: la Chiesa non è un rifugio per evitare la tempesta, ma una barca che attraversa il mare. Dentro si è amati, sì, ma si impara anche a navigare controvento.
E la cosa più sorprendente è questa: la conversione è la porta per la felicità.
Dio non ci ama perché cambiamo, ma ci ama perché possiamo cambiare. E questo, in fondo, è il contrario della paura. È speranza.

Commenti