Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato di dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze. (L.Tolstoj, Lettere)

Il giorno all'ELIS che vorrei

Il bello dello stare con i ragazzi, e dell'essere educatore è che poi viene più facile immedesimarsi nelle loro vite.
Giovani disorientati, impigriti oinsoddisfatti. Allora dopo un mio esame di coscenza penso: come vorrei fosse una giornata tipo all'ELIS? O cosa vorrei che mi dicessero se tornassi adolescente?
Il racconto della giornata di scuola appena conclusa? No. Quella dei miei compagni? No. Saprei già tutto enon ne potrei nemmeno più.

Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so già. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di continuarlo questo anno. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.
Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua, e condividere con gli altri o farmene carico. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi, tempo e sogni per aiutarmi, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che possedete e volete regalarmi. 

Dimostratemi che perdete il sonno per quelle cose che, dite, valgono i miei sforzi. Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro.

Non potete mentirmi. Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io? E non mi parlate dei vostri problemi, della nuova società, del Governo, delle vostre beghe familiari, dei vostri fallimenti e delle vostre ossessioni, professioni... No. Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri? Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno? Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano…

Ditemi di di come non accontentarmi del del folklore, e del divertimento (che vorrei fosse più vivo, e non solo il pallone). E spiegatemi perchè il nostro Dio ha un debole per i giovani. Si fida di loro più di chiunque altro. Raccontatemi di quelle imprese incredibili che affida a giovani incapaci e inadatti: leggiamo di Davide, ultimo e più debole dei suoi fratelli, designato come re dal profeta che spiega i criteri di scelta di Dio: non le apparenze, ma il cuore. 
Ditemi perchè Giuseppe, minore di tanti fratelli, che lo prendevano in giro chiamandolo il "Sognatore": diverrà primo ministro del faraone e i suoi Sogni salveranno i fratelli dalla carestia.

Ditemi come è possibile la storia di Geremia che chiamato a fare il profeta si difende dicendo che è troppo giovane, balbetta, non sa parlare. E Dio gli risponde che lo conosce da prima che lui entrasse nel grembo della madre. E, soprattutto, spiegatemi di colei che a 14 anni divenne la madre di colui che aveva fatto tutte le galassie dell’universo.

Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce. E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a migliorarsi al solo respirarla. Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha 
fatto Magellano. Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudì e di Mozart (o Bono Vox). Se lo sapete ditemelo.

Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.

Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. Aiutatemi a essere libero. Ricordatemi l’unità del sapere e siate uniti voi stessi: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami. Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi.

E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.

Per questo, un giorno, vi ricorderò.


Preso, in parte, dal blog di Alessandro D'Avenia 
"Il primo giorno (di scuola) che vorrei"

1 commento:

  1. Ale, è semplicemente FANTASTICO perché TU SEI FANTASTICO!
    Un abbraccio, Fabi

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